Il prodotto vende bene a ottobre. A gennaio, con la stagione finita, ne restano ancora quattrocento pezzi nei centri logistici Amazon. Nessuno li ordina più. Ma continuano a occupare spazio. E Amazon continua ad addebitare una fee mensile per quello spazio, mese dopo mese, finché lo stock non si muove. È uno degli errori più silenziosi nella gestione di un business FBA: si vede solo scorrendo il report dei costi, non guardando il fatturato.
Cosa sono le storage fee di Amazon FBA e perché aumentano in alta stagione
Amazon addebita una fee di stoccaggio mensile calcolata sul volume occupato da ogni prodotto nei centri logistici, non sul valore della merce. Le tariffe non sono fisse tutto l’anno: nei mesi di ottobre, novembre e dicembre — il periodo di picco per gli acquisti — Amazon alza sensibilmente le tariffe di stoccaggio standard, proprio perché lo spazio nei magazzini in quel periodo è la risorsa più contesa dell’intero ecosistema FBA.
Chi pianifica il rifornimento senza tenere conto di questo aumento stagionale rischia di pagare il picco di tariffa proprio sui prodotti che, per stagionalità o scarsa rotazione, restano fermi più a lungo — il combinato peggiore possibile per il margine.
L’Aged Inventory Surcharge: cosa succede all’inventario fermo da mesi
Oltre alla fee mensile ordinaria, Amazon applica un supplemento aggiuntivo — oggi chiamato Aged Inventory Surcharge, ereditato dalla vecchia dicitura long-term storage fee — sui prodotti che restano fermi nei centri logistici oltre una certa soglia di giorni. Più a lungo un’unità resta invenduta, più alto diventa il supplemento, con scaglioni che si inaspriscono progressivamente.
Il meccanismo è pensato apposta per scoraggiare l’uso dei centri Amazon come deposito a lungo termine invece che come infrastruttura di evasione ordini attiva. Per il venditore significa una cosa semplice: ogni unità che non si muove da mesi non è solo capitale fermo, è un costo mensile crescente che si aggiunge silenziosamente al conto economico.
Come calcolare la rotazione dello stock per evitare le fee di stoccaggio
L’indicatore che conta davvero non è quante unità restano in magazzino, ma quanto tempo impiegano a esaurirsi al ritmo di vendita attuale. Dividendo lo stock disponibile per la velocità media di vendita giornaliera si ottiene una stima dei giorni di copertura: se quel numero supera abbondantemente i tempi tipici di riordino, lo stock è sovradimensionato rispetto alla domanda reale, ed è il primo segnale che va corretto prima che scatti il supplemento per inventario datato.
Amazon Seller Central fornisce anche l’Inventory Performance Index (IPI), un punteggio che misura complessivamente quanto efficientemente un venditore gestisce lo stock — eccesso di scorte incluso. Un IPI basso non è solo un indicatore: sotto una certa soglia, Amazon può limitare direttamente lo spazio di stoccaggio disponibile per l’account, indipendentemente da quanto il venditore vorrebbe rifornire.
Strategie di rifornimento per non finire in stockout né in overstock
Il rifornimento va pianificato sulla base della velocità di vendita reale delle ultime settimane, non su una stima ottimistica fatta al lancio del prodotto. Per articoli stagionali, ridurre l’ordine di rifornimento man mano che ci si avvicina alla fine della stagione — anche a costo di rischiare qualche giorno di stockout nelle ultime settimane — costa quasi sempre meno del supplemento accumulato su centinaia di unità invendute nei mesi successivi.
Abbiamo visto venditori risolvere buona parte del problema semplicemente spostando la data dell’ultimo riordino stagionale di due o tre settimane prima rispetto all’abitudine, accettando un margine di rischio stockout minimo in cambio di zero inventario datato a fine stagione.
Quando conviene liquidare o rimuovere l’inventario invece di pagare la fee
Superata una certa soglia di giacenza ferma, il calcolo cambia: continuare a pagare mese dopo mese un supplemento crescente su prodotti che non si muovono costa più, nel tempo, di liquidarli in perdita o richiederne la rimozione dai centri Amazon. Amazon stessa offre strumenti per la rimozione dell’inventario o per la sua distruzione, entrambi a pagamento ma spesso più economici, sul lungo periodo, del continuare ad accumulare Aged Inventory Surcharge su stock che non troverà compratori.
Per chi non vuole rinunciare del tutto allo spazio fisico ma vuole staccarsi dalla logica del solo FBA classico, esiste anche l’opzione AWD (Amazon Warehousing & Distribution) come alternativa di stoccaggio a monte, pensata per chi gestisce volumi grandi e vuole separare il magazzino di riserva dai centri di evasione diretta — una scelta da valutare caso per caso, non una soluzione universale.
Domande frequenti sulle storage fee Amazon FBA
Da quanti giorni di giacenza scatta l’Aged Inventory Surcharge?
Amazon applica scaglioni progressivi che si aggravano con il passare dei mesi di permanenza in magazzino; le soglie esatte e gli importi cambiano periodicamente, quindi vanno sempre verificati nella sezione tariffe aggiornata di Seller Central prima di pianificare il rifornimento.
L’IPI basso può bloccare completamente le vendite?
No. Ma può ridurre lo spazio di stoccaggio concesso, limitando di fatto quanto nuovo stock si può inviare ai centri logistici finché l’indice non torna sopra la soglia richiesta.
Conviene spedire meno unità più spesso invece di un unico grande rifornimento?
Per prodotti a rotazione incerta, sì: rifornimenti più piccoli e frequenti riducono il rischio di accumulare inventario datato, anche se comportano più spedizioni verso i centri logistici.
La rimozione dell’inventario è sempre conveniente rispetto a continuare a pagare la fee?
Dipende dal valore residuo del prodotto e da quanto stock resta fermo: per piccole quantità la fee mensile può restare più economica della rimozione, per giacenze consistenti e ferme da mesi il calcolo si ribalta quasi sempre a favore della rimozione.
