Chi comincia con il dropshipping o con Amazon FBA fa quasi sempre lo stesso conto: prezzo di vendita meno prezzo del fornitore. Il risultato sembra un margine generoso. Poi arrivano IVA, commissioni, resi, pubblicità e il conto vero è un’altra cosa. Molte attività muoiono qui, non per un prodotto sbagliato ma per un calcolo sbagliato.
Questa guida elenca tutte le voci da sottrarre, in ordine, per i due modelli. Non usiamo numeri d’esempio di proposito: i tuoi valori cambiano da prodotto a prodotto e i numeri altrui ingannano.
Il punto di partenza: il prezzo senza IVA
Se vendi a consumatori in Italia, il prezzo che il cliente vede comprende l’IVA. Quella non è tua: la incassi e la versi. Il ricavo su cui ragionare è il prezzo al netto dell’IVA. Sembra ovvio, ma è l’errore più frequente nei fogli di calcolo dei principianti, ed è anche il più pesante, perché toglie una fetta di prezzo prima ancora di cominciare.
Le voci comuni a entrambi i modelli
- Costo del prodotto pagato al fornitore, compresi eventuali minimi d’ordine.
- Spedizione verso il cliente, o verso il magazzino se lavori con FBA.
- Costi di pagamento: le commissioni del circuito di pagamento sul singolo ordine.
- Resi e rimborsi. Non solo la merce che torna, ma la spedizione di ritorno, il prodotto non rivendibile, il tempo perso. Va messa come percentuale sul fatturato, stimata sulla tua categoria.
- Pubblicità per ogni vendita ottenuta. Su Amazon la misuri con il costo pubblicitario delle vendite, che i venditori chiamano ACoS.
- Imposte e contributi sul risultato, secondo il tuo regime. Qui serve il commercialista, non un foglio fatto in casa.
Le voci in più per il dropshipping
Con un fornitore estero entrano dazi e IVA all’importazione, che dipendono dal valore e dalla provenienza. Ne parliamo nel dettaglio nella guida su IVA e dogana nel dropshipping extra-UE. Poi c’è il costo di gestire i problemi: pacchi arrivati rotti, ritardi, clienti che scrivono. Il tempo dedicato non compare in nessuna fattura, ma è lavoro tuo.
Le voci in più per Amazon FBA
- Commissione di vendita, una percentuale sul prezzo che varia per categoria: controlla nel listino ufficiale di Amazon su quale base viene calcolata.
- Costo del servizio di evasione degli ordini, che dipende da dimensioni e peso.
- Costi di stoccaggio mensili, che salgono per la merce ferma troppo a lungo. Li trovi spiegati in come evitare le storage fee su Amazon FBA.
- Preparazione e invio al centro logistico, con eventuali costi di etichettatura.
- Capitale fermo. Il denaro investito in scorte che non gira è un costo, anche se non appare da nessuna parte.
La formula, a parole
Margine netto per unità = prezzo al netto dell’IVA, meno costo del prodotto, meno spedizioni, meno commissioni, meno la quota media di resi, meno la pubblicità per vendita, meno i costi specifici del modello. Poi lo dividi per il prezzo al netto dell’IVA per ottenere la percentuale.
Una regola che usiamo noi: se dopo aver tolto tutto il margine resta sottile, il prodotto non regge nemmeno un’annata storta. Serve spazio per gli imprevisti. Se invece il margine esiste solo togliendo una di queste voci, hai trovato quella da cui guardarti.
Il punto di pareggio
Quando hai il margine per unità, dividi i costi fissi (strumenti, abbonamenti, campionature, test) per il margine unitario: ottieni quante unità devi vendere per non perdere. Se il numero ti sembra irraggiungibile in un tempo ragionevole, meglio saperlo prima di comprare le scorte. E ricalcolalo ogni volta che cambia una voce importante: un aumento del costo di spedizione o delle tariffe pubblicitarie sposta il punto di pareggio più in là di quanto sembri.
Come ci muoviamo noi
Nella nostra esperienza la tabella migliore è la più noiosa: una riga per prodotto, una colonna per voce, una cella che si colora quando il margine scende sotto una soglia che hai fissato tu. La compili con dati veri dopo i primi ordini, non con le stime del fornitore. Per capire con quale modello partire, leggi il confronto realistico del dropshipping in Italia nel 2026 e la guida a come iniziare con Amazon FBA.
Domande frequenti
Quale margine netto è considerato sano?
Non esiste una soglia valida per tutti: dipende da categoria, modello e capitale. Conta che il margine copra gli imprevisti e che tu lo calcoli sempre con le stesse regole, per poter confrontare i prodotti.
Devo includere il mio tempo nel calcolo?
Se vuoi sapere se l’attività regge, sì. Almeno in forma di ore settimanali, anche senza trasformarle in una cifra. Un negozio che rende solo se lavori senza fermarti non è un’attività, è un secondo lavoro.
Il margine cambia vendendo su più canali?
Sì, perché ogni canale ha commissioni, pubblicità e resi diversi. Calcola una riga per canale invece di una media che nasconde i conti.
Se dovessi rifare adesso il calcolo del tuo ultimo prodotto, quale voce scopriresti di aver dimenticato?
